WHAT MUSICIANS HAVE TO SAY
“Domenico Del Giudice è un chitarrista straordinario del quale ammiro non solo la notevole tecnica strumentale, ma soprattutto la profondità dell’espressione, la musicalità raffinata e generosa, il tocco capace di tracciare disegni di rara intensità“.
- Felix Ayo -
“Domenico Del Giudice es ante todo un exquisito poeta de la guitarra. Su finisima sensibilidad, su ponderada y fèrtil imaginacion interpretativa, su tecnica de impecable trasparencia en el puro cristal de su sonido, son solo elementos que utiliza para crear las condiciones espirituales que nos dan acceso a su espacio musical“.
- Javier Hinojosa -
“.... respeto al texto, madurez musical, sensibilidad refinada y tecnica pulcra.
Domenico Del Giudice es un guitarrista con un brillante porvenir artistico“.
- José Tomás -
“... I have known him for several years and his music has always been well phrased, cleanly executed and with a beautiful warm tone. A great guitarist in the near future“.
- David Russell -
“... each time I have heard him play I have been consistently impressed by his spontaneous yet controled phrasing and have take special notice of his precise, clear and sweet tone which stands out as one of the finest I have heard“.
- James Kline -
WHAT THE PRESS HAS TO SAY
“.... Gitarrist der Weltklasse“.
- Dingolfinger Anzeiger -
“Domenico Del Giudice is a fine, sensitive player with immense skill and beautiful tone. An italian guitarist to be reckoned with“.
- Classical Guitar Magazine -
“Die Erinnerung, die vertonten Emotionen, die Melancholie, aber auch die weiche Harmonie und die Natürlichkeit des Spiels sind getragen von seinem persönlichen Engagement. Der Gitarrist begeisterte mit leuchtendem Klang, Eleganz, Klarheit, Schönheit und Geschmeidigkeit. Del Giudice vereint das Tänzerische und das Virtuose in sich. Da ist eine Präsenz, die die Konzertzeit fast zum Bersten mit Energie erfüllt. Aus tiefster Seele holt Domenico Del Giudice verborgene Gitarrenpoesie. Selten hört man ein Gitarrenkonzert von so hohem Niveau. Der Glanz der Gitarrentöne geht nicht verloren, man trägt sie wie einen geschliffenen Edelstein tief in sich drinnen weiter”.
- Landauer Neue Presse -
“Domenico Del Giudice es un guitarrista que posee una técnica de ejecuciòn tal, que hace parecer fàciles las obras difìciles en cambio de otros, que hacen parecer difìciles las obràs fàcìles“.
- Guitarrisimo.com (Revista Mexicana de Guitarra) -
- Passauer Neue Presse -
“... a regalarci una strepitosa esibizione sono ancora una volta i solisti del Collegium Musicum, per l'occasione accompagnati dal prestigioso solista Domenico Del Giudice. Il chitarrista barese, ormai impegnato in una consolidata carriera sempre più internazionale, ha eseguito le opere di Castelnuovo-Tedesco (la Sonatina op. 205 e il Quintetto op. 143) con stile e tecnica ad altissimo livello. Quel livello che, oggi, lo ha portato ad essere considerato uno dei massimi virtuosi italiani della chitarra a livello mondiale“.
- Barisera -
“... Eindrucksvolles Gitarrenkonzert... Ein Spiel voller Natürlichkeit, Emotion und Harmonie vereinte sich mit einzigartiger Perfektion, Reinheit und Eleganz. Eine Poesie in Noten, gleichzeitig erfüllt von Melancholie, Verspieltheit, Labensfreude und Träumerei begeisterte das Publikum und ließ bei den meisterhaft virtuosen Variationen des “Carnevale di Venezia” von Francisco Tarrega auch so manches Schmunzeln auf den Gesichtern des Publikums erkennen. Verdienter Applaus und mehrere Zugaben des Künstlers rundeten diesen Sommerabend voller Poesie und Klangfülle auf einzigartige Weise ab.
- Dingolfinger Anzeiger -
“ Grazie ad una sincera natura musicale e una forbitissima tecnica strumentale Domenico Del Giudice ha creato momenti di intimo trasporto, di avvincente cantabilità, cesellati con gusto e ricchezza sonora ... ”.
- Barisera -
“Ogni composizione musicale non vive di sola luce propria, bensì necessita di una luminosità riflessa che gli deriva dall'ingegno di colui o coloro che sanno percepirne l'essenza più intima. Ebbene, Andriani e Del Giudice conoscono fin troppo bene l'arte dello scandagliare l'anima dello spartito, per coglierne e trasmetterne con intelligenza le emozioni ripostevi dall'autore “.
- La Nuova Basilicata -
“Creativo e dotato di una rara quanto accentuata capacità espressivva... una strepitosa fusione di talento e tecnica”.
- Barisera -
“L'EurOrchestra ha ospitato il chitarrista barese Domenico Del Giudice, un musicista che gli americani non esiterebbero a definire beyond, per la sua capacità di affrontare più generi con eguale disinvoltura. In questo caso, per Vivaldi, Del Giudice ha prediletto un interpretazione lineare sostenuta da un virtuosismo “rilassato” e per nulla sopra le righe, avvalendosi del sicuro affiatamento con la lettura orchestrale di Lentini. Poi, chiamato a gran voce dal pubblico, ha elargito un malinconico e applauditissimo bis latino“.
- La Gazzetta del Mezzogiorno -
“Il flautista David Bellugi e il chitarrista Domenico Del Giudice hanno creato momenti musicali di grande emozione. Il virtuosismo e lo stile elegante degli artisti ha impressionato e coinvolto gli spettatori”.
- Guitart -
“Brillanti e competenti esecutori i Solisti del Collegium, ai quali si è unito il valente chitarrista Domenico Del Giudice. Esecuzioni tutte di esemplare livello, attestanti una volta di più l'impegno e la bravura dei musicisti che convergono nel Collegium Musicum. Val la pena di sottolineare che, a parte l'oggettiva bravura come musicista, Domenico Del Giudice è anche un ferrato tecnico di apparecchiature legate alla musica. Quelle rare volte in cui si esibisce a Bari sono le occasioni in cui è possibile ascoltare la chitarra amplificata con competente misura, e quindi gustarla nel migliore dei modi”.
- La Gazzetta del Mezzogiorno -
“... elegante, sobria e disinvolta l'esibizione di Domenico Del Giudice nelle “Seven songs after Beatles“ di Leo Brouwer“:
- Il Corriere del Mezzogiorno -
“L'intesa tra David Bellugi e Domenico Del Giudice era impeccabile e anche quando, come nel caso del concerto di Vivaldi la chitarra si sostituiva all'orchestra, l'esito era estremamente fascinoso“.
- La Gazzetta del Mezzogiorno -
“... il giovane musicista barese ha messo in mostra le sue qualità tecniche ed interpretative facendo emergere con chiarezza e freschezza il suono di ogni singola voce del suo strumento anche dove la complessità contrappuntistica delle parti rendeva particolarmente difficile l'esecuzione“.
- Basilicata -
“... impegnato in una esecuzione puntuale per resa, ma non distaccata o fredda, bensì arricchita da una espressività delicata, che non può non essere ritenuta precisa e significativa testimonianza di una profonda maturità interpretativa“.
- La Voce -
“... la sua chitarra ha risposto pienamente alle esigenze emozionali del pubblico (troppo spesso ormai costretto all'ascolto di esecuzioni aride e meccaniche) entusiasmandolo con interpretazioni nelle quali virtuosismo ed espressività felicemente si fondevano rasentando la perfezione“.
- Meridiano Sud -
“Il possesso di una tecnica particolarmente brillante, sempre al servizio dell'espressione musicale, l'uso controllato delle dinamiche, tanto difficili su uno strumento così parsimonioso in sonorità e soprattutto la magia del tocco, volta per volta calibrato a seconda delle necessità agogiche dei brani in programma, giustificano ampiamente il successo tributato al giovane chitarrista da un pubblico attentissimo ed entusiasta che ha ringraziato con più richieste di bis.“.
- Prima -
“Una rapsodia bizzarra che va a braccetto con le nostalgiche musiche sudamericane scelte e interpretate da Domenico Del Giudice da par suo, con tocco sopraffino e continua reinvenzione melodica“.
- La Gazzetta del Mezzogiorno -
“La magia del suono di una chitarra, puro e dolcissimo. L’abilità esecutiva del chitarrista Domenico Del Giudice, esibitosi per la Fondazione Piccini alla Vallisa, risponde innanzitutto a una ricerca continua del bel suono, calibrato da una vasta gamma di dinamiche. Operazione quanto mai difficile, considerando le possibilità timbriche della chitarra, ma stimolante se la musica si fa poesia sotto le dita di Del Giudice, prezioso nel cesellare ogni singola frase.
Ed allora ben si comprende l’ovazione che al termine ha salutato il concerto del chitarrista barese, da parte del pubblico che gremiva in ogni ordine di posto l’auditorium Vallisa. Merito anche del programma presentato, una boccata d’aria fresca lontana dai consueti e sin troppo battuti repertori. A parte la sonata BWV 1003 di Johann Sebastian Bach (scritta originariamente per violino), infatti, il resto del programma era incentrato su noti autori sudamericani. Sonata, quella bachiana, resa in tutta la sua genuinità musicale, senza tralasciare la naturalezza insita nella Fuga: chiarissime, in tal senso, tutte le esposizioni del tema dipinto con una perizia e un’attenzione al dettaglio esemplari. Poi è toccato a Dilermando Reis, Nikita Koshkin (russo), Horacio Salgan, Frederic Hand e Ronaldo Miranda. Se Ela Perguntar, Promessa e Xodo da Baiana (di Reis) sono state eseguite da Del Giudice con un tocco sopraffino e la giusta dose di tenerezza e malinconia, cifra stilistica preminente nei valzer del musicista brasiliano, seducente come pochi. Ma la varietà degli stili proposti è stata la carta vincente del musicista barese, che ha mostrato un ventaglio di soluzioni interpretative che ha affascinato anche nell’umore cupo e tetro di Usher Valse di Nikita Koshkin. Un brano che il compositore russo ha tratto da un racconto di Edgar Allan Poe (La caduta della casa degli Usher) e in cui il virtuosismo “diabolico” non è mai fine a se stesso, ma sempre teso alla ricerca di uno sviluppo drammatico coerente, parallelamente alla tensione crescente della follia romanzesca degli Usher. Tre tanghi di Salgan (Don Agustin Bardi, Grillito e A fuego lento) hanno poi messo in evidenza la padronanza del senso del ritmo e della frase, sempre funzionale a una costruzione formale logica e mai sganciata da una sonorità eterea. Lo stesso dicasi per Late One Night di Hand e Appassionata di Mirando, un favoloso tourbillon di note che Del Giudice ha dominato con stile e il consueto gusto, all’insegna di un interpretazione molto controllata e al tempo stesso poetica. Due i bis concessi: la bellissima El dia que me quieras di Carlos Gardel e Po de Mico di Joao Pernambuco.
- La Gazzetta del Mezzogiorno -